Parlare con Augusto Giunchi, classe 1925, equivaleva a fare un salto nel passato, quando per raggiungere la riva, bisognava attraversare distese di selvagge dune sabbiose e vegetazione spontanea.
Lui aveva lavorato 45 anni nel bagno di famiglia come aiutante di fatica con la madre Giorgi Giovanna, che a sua volta aveva ereditato l'attività dalla propria madre Collina Tazia, la prima bagnina di Cervia.
Nel 1923 la signora Tazia inizia a lavorare in spiaggia.nel bagno situato tra il Molo e il Lido; ancora non c'erano né cabine né ombrelloni, ma tende che erano poste secondo il sole e, con la vernice, si scrivevano le iniziali del bagno: una C e una T. Il lavoro iniziava all'alba quando bisognava pulire la spiaggia con il rastrello e il setaccio, poi si montavano le tende. Si preparavano le buche, vicino ai muretti per avere un po' d'ombra, per le sabbiature che all'epoca erano molto richieste perché si pensava che facessero bene per i reumatismi.
Intorno agli anni 35/36 furono costruite le prime cabine di legno e la prima , ad avere il suo ombrellone personale con la tenda per cambiarsi, fu la sorella della dottoressa Gervasi.
Sempre in quegli anni apparve il primo bar proprio vicino all'acqua e accanto, il fotografo Casali aveva la sua tenda dove aspettava i clienti e sviluppava foto.
Cominciarono i I primi mosconi a remi e al largo c'era il trampolino di legno a due piani e il gioco delle bocce era molto richiesto.
Fu istituito anche il bagnino di salvataggio, uno dei più famosi era il Birb che si divertiva a stupire i bagna stando sott'acqua anche più di due minuti.
Negli anni 38 fu costruito il lungomare; piano piano sparirono le dune e le cabine di legno, dove i giovanotti si divertivano a sbirciare tra le fessure le signorine che si cambiavano il costume e una lunga fila di ombrelloni variopinti ricopri' una spiaggia che sembra pettinata.
( da Coma che pasa e temp )