UNO SCHERZO A RONCOFREDDO
Un giorno di primavera di parecchi anni fa a Roncofreddo si presentarono due distinti signori, Bruno detto “Zimbo” e suo fratello Oberdan, entrambi di Cervia, i due iniziarono a fare dei segni con una bomboletta sugli alberi e sulla strada, presero delle misure con uno squadro agrimensorio con treppiede, suscitando la curiosità degli abitanti.
Dopo qualche minuto qualcuno si avvicinò per chiedere cosa stessero facendo, Zimbo tranquillo rispose:
«Ah! Facciamo i rilevamenti perché di qui passerà un’autostrada! Quegli alberi verranno via, la strada finirà qui e almeno trenta/quaranta case su questa linea verranno abbattute! Poi in quella vigna laggiù verrà innalzato uno dei piloni del ponte!» Evidentemente l’interpretazione fu talmente credibile che la gente iniziò a preoccuparsi…
«Ma quella è casa mia!»
«Ciô! Io ci vivo con quei campi!» La preoccupazione degli abitanti era evidente.
«Tranquilli! - rassicurò il “tecnico” - “le terre verranno espropriate, ve le pagheranno e vi andrete a prendere qualcos’altro più in là!»
La tensione stava aumentando, qualcuno alzava i toni e altri iniziavano ad allarmarsi seriamente…
«A meno che… - interruppe - l’autostrada non la facciamo passare da Gambettola!»
«Sì! A Gambettola va bene!» disse uno dei presenti.
«Ugnè gnit a e Bosch! A lè ui pô pasè una strèda!» [Non c’è niente a Gambettola! Lì ci può passare una strada!]
Zimbo sottintese che “bisognava ungere un po’ il meccanismo” e in men che non si dica la trattoria vicina accolse i due come dei reali preparando loro un pranzo luculliano. Tutti i presenti alla sceneggiata, andavano ossequiosamente in pellegrinaggio con un coniglio, delle uova, sporte di verdure, bottiglie di vino, salami… nella speranza di “lubrificare al meglio il sistema”. I due tornarono a Cervia a pancia piena e col baule della macchina pieno di ogni ben di Dio e i gli abitanti di Roncofreddo non videro mai le loro ridenti colline deturpate dalla invadente quanto immaginaria autostrada.
tratto da un racconto di Franco Guidazzi, nipote di “Zimbo”